Torna all'Archivio News

13-07-2018
Hope Seeds - Semi di speranza

Il vangelo di questa 15a domenica possiamo definirlo la “Magna Charta” del discepolo che è inviato “a fare come fa il suo maestro”, è la carta d’identità del discepolo, la sua carta di presentazione, la sua credenziale se è veramente fratello. C’è una cosa che vale per tutti noi, nelle nostre relazioni con gli altri e poi nel mondo ed è: se siamo figli di Dio e abbiamo capito che Dio è Padre di tutti, la nostra fraternità è con tutti e non esclude nessuno, cominciando dal più prossimo di casa a coloro che “arrivano da lontano”. La missione non è questione di proselitismo, ma è questione dell’identità della propria vocazione: siamo uomini, siamo ad immagine di Dio e non bestie se costruiamo relazioni vere e diversificate, se l’altro, anche se ospite, è accolto. 

C’è un momento nella vita cristiana che diventa decisivo perché è un momento di svolta. Se inizialmente essere cristiani è innanzitutto incontrare Cristo, la seconda cosa importante è sentire che questo incontro non ci “trattiene”, ma ci “manda”: “Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due”. 
La verità di quello che abbiamo incontrato si manifesta in un atteggiamento di apertura, non di chiusura, in un atteggiamento inclusivo, non esclusivo, in un “andare” e non in un “fermarsi”. 
Ma questo verbo di movimento che il Signore mette nel cuore di ciascuno non è “innocuo”, è un verbo di movimento carico di conseguenze: “E diede loro potere sugli spiriti immondi”. 
Il cristianesimo per sua natura è contrapposizione al male e a tutto ciò che esso riguarda. Per questo la presenza di un vero cristiano deve sempre essere principio di cambiamento, di differenza, deve essere sempre scomoda, specie lì dove le logiche del buio sembrano dominare. È il valore della testimonianza.

Ma è anche il valore di diventare con la nostra stessa vita un “esorcismo vivente”, alla maniera che ci ha insegnato San Francesco: “dove è odio, fa ch’io porti amore, dove è offesa, ch’io porti il perdono, dove è discordia, ch’io porti la fede, dove è l’errore, ch’io porti la Verità, dove è la disperazione, ch’io porti la speranza. Dove è tristezza, ch’io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch’io porti la luce. Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto: ad essere compreso, quanto a comprendere. Ad essere amato, quanto ad amare. Poiché se è dando, che si riceve. Perdonando che si è perdonati. Morendo che si risuscita a Vita Eterna”.

Quando uno deve fare una cosa, la prima domanda è: “Con che cosa la faccio, con quali mezzi!?“. Il vangelo ci dice: “E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone” e altre cose semplici come un paio di sandali ed una tunica, in pratica potremmo dire: nulla!
In genere, quando uno deve viaggiare, pensiamo alle sole nostre vacanze, se si potesse agganciare alla nostra macchina, “a mo’ di roulotte”, l’intera casa, in modo da essere sicuri di avere tutto ciò che è necessario, non ci penseremmo due volte! E soddisfatti diremmo: “non mi manca proprio niente!”. Qualcuno si scrive anche l’elenco di tutte le cose che deve portare per paura di dimenticarsi qualcosa!
Gesù ci risolve un sacco di problemi e al “cosa devo portare?” ci risponde: “Nulla!”. Forse pensi che per una relazione serva un armamentario, una corazza o peggio un mitra? Vuoi forse portare del denaro per comprare chi ti è di fronte? Niente di tutto questo! Perché tu non sei ciò che “hai”, sei ciò che “dai”. E se hai cose, dai cose e sei quelle cose, ma se hai nulla, cosa dai? Dai semplicemente “te stesso e sei te stesso”. Questo nulla è la cosa più divina, perché Dio è dono, l’amore è dono, non è possesso. 
Capite allora che questo “nulla” è il presupposto per la comunione, per l’amore, per il dono di sé, per l’intesa comunque, per la libertà dall’egoismo, per la fiducia e noi ci scanniamo gli uni gli altri per possedere le cose, per prevalere, per avere un voto in più o un voto in meno! La vita è un’altra cosa!
Se il bastone è spesso la prolunga della mano e con esso raggiungi quello che non raggiungi con essa, esso è anche il principio, la “protesi” del potere; infatti chi ha lo scettro comanda. 
Per noi cristiani, invece, il bastone non è lo scettro di chi comanda, ma ci ricorda il legno della croce dove chi serve e si sacrifica per amore, “gusta il nulla di Dio che è il tutto della vita”.

BUONA SETTIMANA


© 2007-2014 | HOPE - Tutti i diritti sono riservati.