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07-07-2018
Hope Seeds - Semi di speranza

In questa 14a domenica del tempo ordinario il tema del Vangelo è espresso nella frase o nello slogan: “Nessuno è profeta in patria”.

Gesù raccontandoci di questa pausa, di questa specie di vacanza che si prende ritornando nella propria terra, nella propria patria, ci racconta anche come la gente è stupita, è incredula davanti alle sue parole, ai suoi gesti, alla sua presentazione, ai suoi miracoli, anzi, ne può fare veramente pochi di miracoli proprio perché la gente è più stupita ed incredula che credente ed accogliente.

E’ come se Gesù volesse metterci in guardia nel dirci che il posto più difficile dove vivere la nostra fede è proprio a casa nostra, cioè con le persone alle quali vogliamo più bene, che ci teniamo di più. 
Perché? Per un motivo nascosto, “ben mimetizzato”, come se la parte peggiore di noi l’avessimo, meglio, trasbordasse come un bicchiere al limite della sua capacità di contenere un liquido, con le persone alle quali vogliamo più bene. 
E’ sicuramente più facile voler bene ad un estraneo, rispettarlo, essere gentile, accogliente, mettere a cuore il nostro lato migliore; è, poi, sicuramente più funzionale “essere buoni” con le persone che sono più lontane da noi. Il salvare l’immagine, la faccia o il tornaconto personale è “un investimento” che non può essere deluso! Poveri illusi! Ma spesso anche, lasciatemi passare il termine, “poveri imbecilli”!
Sembra, inoltre, che la confidenza, l’ovvietà e il bene che c’è con le persone più vicine ci autorizzasse “a mettere fuori” la nostra parte peggiore, ci portasse a fare quasi i pugili e “a far male” perché dall’altra parte “devono accettarmi come sono”! Un obbligo senza possibilità di replica, meglio, di difesa, di comprensione.

Di conseguenza la fede, che è cosa bellissima, che alza l’asticella del nostro pensare ed agire, ci risulta difficile viverla con le persone che ci sono accanto perché conoscono le nostre contraddizioni, conoscono le nostre zone d’ombra, conoscono le nostre difficoltà e, quindi, abbiamo sempre paura di essere giudicati, di non essere credibili e viviamo una sorta di pudore. 
E’ come se il cristianesimo fosse valido fuori dalla porta di casa nostra in poi, fuori dai confini familiari, ma dentro di essi, in casa, con quelle persone che hanno un volto ben conosciuto, con quella gente con la quale condividiamo la maggior parte della nostra quotidianità, della nostra vita o che già da molti anni abbiamo condiviso la vita nelle sue scelte, nei suoi progetti, nelle sue crisi ecc., ci risultasse difficile “tirar fuori” il meglio di ciò che abbiamo dentro.

La fede non è semplicemente credere in Gesù Cristo, ma credere in Lui dovrebbe farci scommettere anche sulla parte migliore “da mettere fuori” di noi. 
La coerenza, la totale corrispondenza fra ciò che diciamo e viviamo ce le portiamo piantate nell’anima a patto che il vangelo ricopra di carne spirituale la nostra fede e la nostra esistenza.

Chiediamo al Signore durante questa settimana che possa convertirci, cioè riuscire a vivere bene il nostro cristianesimo, innanzitutto con chi ci sta accanto, con la gente che amiamo di più, a casa nostra, perché se il cristianesimo funziona a casa nostra funziona anche fino agli estremi confini della terra.   

BUONA SETTIMANA


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