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23-06-2018
Hope Seeds - Semi di speranza

In questa 12a domenica del tempo ordinario il Vangelo ci presenta la nascita di Giovanni Battista. Il racconto dell’imposizione del nome è molto singolare, e per alcuni aspetti buffo, tanto da suscitare riflessioni anche al nostro tempo, in particolare su tre argomenti: 

la dinamica tra tradizione e novità, la condizione femminile e la relazione con i portatori di disabilità.

Volevano chiamarlo con il nome di suo padre per seguire la logica del tradizionalismo, del “si è fatto sempre così”, per mantenere le cose come sono, come se la storia non camminasse.
Ricordiamoci che il tradizionalismo è la negazione dell'azione di Dio nel tempo, è non credere alla sua creatività, alla sua capacità di stupirci e di escogitare strade e scelte per ognuno di noi che “manco ci saremmo mai immaginati!”. Inoltre, volevano portare Elisabetta e Zaccaria a trattare quella nascita come un evento qualsiasi senza riconoscere in esso la presenza decisiva del Signore. 
Con uno stile deciso, ma nello stesso tempo delicato siamo chiamati, come cristiani, a resistere a tutto ciò che vuole fare della Chiesa una combriccola di gente che, tradendo Cristo ed il Vangelo, sostituisce l'uno e l'altro con le proprie fisime, avvolgendole di sacralità falsa.

Sua madre intervenne per dare il nome al bambino: “si chiamerà Giovanni!”, ma non viene presa in considerazione, anzi viene contestata. La tradizione prevedeva che il padre del bambino desse il nome al figlio seguendo la consuetudine della «discendenza». 
Il figlio è proprietà del padre, la donna ha solo una funzione strumentale, anche se la storia e la scienza ci hanno portato a capire altro, e cioè che c'è ancora molto da fare nel mondo perché il genio femminile sia rispettato e valorizzato! 
Il valore della donna nasce con lei, dentro di lei, nella parola, nell’intelligenza, nei suoi silenzi, nella capacità di tenere unita la famiglia, nella maternità, nel modo di amare e donare se stessa imparando fin dal suo primissimo ruolo di figlia, per arrivare poi, a quello di madre e di moglie. A rispettare quei valori che attraverso tutti i mutamenti e le trasformazioni ha cercato sempre di migliorare anche con forti sacrifici, imponendo con forza e determinazione il suo ruolo nel mondo lavorativo, dimostrandone: capacità, costanza e determinazione, senza tuttavia togliere niente alla famiglia. 
Siamo chiamati ad apprezzare la donna in tutta la sua complessità, a condividere, partecipare, amalgamare e rispettare il suo lavoro, portato avanti da un insieme di componenti, prime fra tutte l’amore e il buon senso, ed Elisabetta in questo ne era una garanzia.

Allora domandarono con cenni a suo padre come chiamare il bambino, cosa strana visto che è scritto che divenne muto e non sordo. Purtroppo, è assai difficile comportarsi normalmente con chi ha delle disabilità, come se un deficit rendesse tutto il suo essere incapace, fino a negare la possibilità di intendere e di volere. Spesso nei confronti dei disabili è più facile scegliere la strada del pietismo o della commiserazione piuttosto che riconoscere quelle potenzialità e ricchezze che porta dentro, è sicuramente meno dispendioso di tempo, soldi e sudore. La fretta, “l’efficienza” e “l’immagine” fanno spesso della nostra società, delle nostre famiglie e delle nostre comunità “dei ”falsi samaritani”.

Il nome indica la persona, il suo unico ed irripetibile valore. 
Noi non “ci chiamiamo”, “siamo chiamati” dagli altri, siamo il frutto di una relazione, di cui il nome è espressione. 
Il figlio di Elisabetta e Zaccaria non porta il nome del padre nella carne, ma di chi lo ha generato in forza della Promessa: «Giovanni», che significa «Dio fa grazia» o «Dio fa misericordia». Ogni nome deriva da Dio: solo in Lui l'uomo comprende il valore della esistenza che ha ricevuto. Dio chiama ciascuno per nome, amandoci singolarmente, nella concretezza della nostra storia.... E implica una risposta personale, non presa a prestito, con un “copia ed incolla”. La vita cristiana infatti è intessuta di una serie di chiamate e di risposte: Dio continua a pronunciare il nostro nome nel corso degli anni, facendo risuonare in mille modi la sua chiamata a diventare conformi al suo Figlio Gesù.

BUONA SETTIMANA


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