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26-10-2013
Pellegrinaggio Mondiale delle Famiglie con Papa Francesco. Il Pontificio Consiglio per la Famiglia in sinergia con Hope

L'accoglienza ha presentato 5 testimonianze di altrettante famiglie. Eccole! Da leggere d'un fiato.

La Redazione di Hopeonline

 

FAMIGLIA DEL BRUSCO, da Roma

La rinascita

Sabrina: Daniele ed io ci siamo sposati dopo un lungo fidanzamento. Tutto sembrava andare per il verso giusto: casa, lavoro, tanti amici, vacanze, felicità. Ma, proprio al 7° anno di matrimonio, è arrivata la crisi. Quando Daniele mi disse che non voleva più stare con me, il mondo mi è crollato addosso. Iniziai a provarle tutte per salvare il nostro matrimonio: ho coinvolto gli amici, i parenti, ma non c’è stato nulla da fare. Intanto, io ero diventata insicura e sfiduciata ed alla fine mi sono rassegnata e convinta che per noi non c’era più nulla da fare.

Daniele: Fra i vari tentativi di Sabrina, ci fu anche quello di mandarmi a parlare con un sacerdote: io ero convinto che un prete, che non è sposato, non potesse capire i problemi di una coppia. Alla fine, non so come, ma ci andai. Le sue parole mi toccarono nel profondo: sentii che mi parlava di un Dio vicino, un Dio-Amore,  che mi chiedeva di fidarmi di Lui e di lasciarlo agire. Così è iniziato in me un cambiamento profondo ed ho iniziato con Sabrina un percorso di coppia. La novità, rispetto a prima,  è che abbiamo lasciato entrare Gesù al centro della nostra vita. Così, insieme, abbiamo ripercorso le tappe fondamentali della vita cristiana e ci siamo innamorati di nuovo. La vita che il Vangelo ci invitava a fare era ed è questa: amare per primi, accoglierci l’un l’altro, chiederci scusa e perdonarci. Abbiamo così compreso che il nostro matrimonio è un dono immenso, che la grazia del sacramento ci rinnova ogni giorno e che la coppia non è mai sola, perché il Signore cammina con noi.

Sabrina: I primi a beneficiare di questa nuova vita che ricominciava sono stati i nostri due bambini che, nel frattempo, Dio ci ha donato. Insieme a loro ogni giorno scopriamo la gioia di vivere e superare le piccole-grandi difficoltà che incontriamo. Sentiamo pure che il dono ricevuto è troppo grande perché sia solo nostro: per questo, Daniele ed io aiutiamo le persone e le coppie in difficoltà che il Signore ci affida, portando ad esse quello che Egli stesso ha donato a noi.

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GIANNI MINOTTO, da Venezia

La fedeltà anche nella separazione

Mi sono sposato con le più rosee previsioni, ma dopo  19 anni  di matrimonio e tre figli il dialogo con mia moglie poco a poco si è spento, fino a che un giorno mi è arrivata la lettera del suo avvocato con l’invito a lasciare la casa: ho cercato di convincerla a darmi un’altra possibilità, ma non c’è stato nulla da fare. Trovarmi solo è stato terribile: delusione, rabbia, rimpianto, fallimento, atroce sofferenza, soprattutto perché dovevo stare lontano dai figli, che allora avevano solo dai 14 ai 18 anni.

Me la sono presa con tutti, anche con Dio: mi è perfino balenata l’idea di farla finita, ma mi ha trattenuto il pensiero che i miei figli avrebbero avuto per sempre un brutto ricordo di loro padre. Sono riuscito a superare quei durissimi momenti grazie al sostegno di mio fratello, profondamente credente, e di un amico con cui tempo prima avevo condiviso un percorso di fede: ho così ricominciato il mio rapporto con Dio, ho ripreso a pregare e pian piano ho sentito la forza di uscire da me stesso e guardare a chi mi stava intorno, anzitutto a guardare con occhi nuovi i miei, anzi, i nostri figli. Per star loro vicino, cerco ora di sfruttare tutti gli strumenti, anche gli Sms  e le e-mail; quando vengono da me, mi piace cucinare per loro;  soprattutto non chiedo mai a loro ciò che fa la madre, se si vede con qualcuno o altro. Anche se sono separato da mia moglie, oggi sto sperimentando che la grazia del sacramento del matrimonio continua ad agire e, nonostante tutto,  mantiene viva la promessa del primo giorno: “amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Oggi faccio parte di un gruppo di famiglie: la mia vita è diversa, ma con loro vivo la gioia di essere famiglia, vivendo il Vangelo nel servizio agli altri. Non di rado mi capita di sostenere altri  padri che vivono il dramma della separazione o di parlare ai fidanzati: a loro cerco di trasmettere la mia esperienza dicendo che fra sposi non si deve mai abbassare l’asticella del dialogo, della tenerezza e del perdono reciproco. Vivendo così,  l’amore è davvero “per sempre”.

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FAMIGLIA PANDOLFI, dalla Provincia di Salerno

L’accoglienza incondizionata

Gaetano (57 anni): Mi chiamo Gaetano. Delfina è mia moglie. Siamo sposati da trent’anni e abbiamo quattro figli. Da 15 anni la nostra famiglia accoglie minori in difficoltà: da noi sono passati numerosi bambini e adolescenti con seri problemi personali o familiari. Fa parte della nostra famiglia anche Agnese: arrivata adolescente, compiuti i 18 anni, ha chiesto di rimanere. Oggi ci sono anche due neonate, Francesca e Asia, che sono rimaste a casa.

Delfina (51 anni): Da nove anni è con noi anche Chiara. Lei non può vedere, sentire, parlare, reggersi in piedi, muovere gli arti, comunicare. I suoi genitori non ce l’hanno fatta a riconoscerla: così il Tribunale dei minorenni ci ha chiamato e, d’accordo con i nostri figli, l’abbiamo accolta con noi e con noi si trova ancora oggi in affidamento. L’abbiamo subito amata: sì, perché in quel fagottino, abbiamo visto il volto di Gesù. Il mese scorso, Chiara ha compiuto 9 anni: è vero che dipende in tutto e per tutto da noi, ma è diventata il motore di tutta la famiglia, perché è lei che dà a noi la forza per impegnarci a donare la nostra vita agli altri. Gaetano ed io amiamo Chiara come ciascuno dei nostri figli biologici che, in certo senso, sono anch’essi in affido perché ci sono stati affidati da Dio. Ognuno di loro  ha un posto privilegiato nel nostro cuore e insieme a loro ci sentiamo figli dell’unico Padre, che è Dio.

Angela (primogenita 30 anni): Ricordo che i nostri genitori sono sempre stati attenti a condividere con noi figlie le scelte di affido che si prospettavano:  così anche oggi ci sentiamo tutti protagonisti, sia nel ‘darsi’ agli altri, sia nel sentirci noi stessi dei beneficiari. L’esperienza dell’accoglienza infatti ci apre continuamente il cuore sugli altri e nello stesso tempo ci fa sentire  ‘famiglia’ nel vero senso della parola. Tre anni fa anch’io mi sono sposata e con Luca e i nostri bimbi cerchiamo  di vivere il valore dell’accoglienza. 

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FAMIGLIA BORGIA, da Grosseto

Il lavoro

Angela: Sono nata in Cile e Giulio è nato in Argentina, entrambi da genitori italiani. Decidemmo di sposarci dopo pochi mesi, ma non prima di esserci confessati reciprocamente la nostra fede in Dio, la vocazione alla famiglia e l’amore per la musica. Tra pochi giorni festeggeremo le nozze d’argento e proprio qui, davanti  alla Basilica di San Pietro, vogliamo ringraziare il Signore per il dono l’uno dell’altra e dei nostri cinque figli: qui con noi ce ne sono quattro. I primi quindici anni di matrimonio sono volati dietro ai ragazzi che crescevano, cercando di mantenere la nostra casa aperta, soprattutto a chi aveva più bisogno. Poi, abbiamo cominciato ad accompagnare i fidanzati al matrimonio, a seguire alcune famiglie ferite, ad accogliere le persone in difficoltà. Stiamo facendo questo cammino insieme ad altre famiglie: questo ha contribuito e contribuisce a rafforzare e maturare la nostra vita di coppia; nello stesso tempo, fa emergere l’unicità di ciascuna famiglia che si riconosce piccola chiesa domestica.

Giulio: Angela, io e i nostri figli, viviamo nella Maremma toscana: li abbiamo un’azienda agricola. In questo tempo difficile, anche noi fatichiamo a mandare avanti la nostra attività che dà lavoro a diverse famiglie. Non è facile conciliare la necessità di tenere a posto il  bilancio aziendale con il richiamo a non pensare ai soldi che invece sono indispensabili proprio per tenere aperta l’azienda agricola: questo ci mette continuamente in discussione, ma, come ha detto Papa Francesco, continuiamo a “lottare per il nostro lavoro”. Come ciascuno di voi, anche noi non abbiamo risposte per ogni cosa, ma ci accontentiamo di andare avanti giorno per giorno nella certezza che Giulia ed io ci amiamo e che amiamo i nostri figli, perché ci sentiamo amati da Dio: questo ce lo hanno insegnato le nostre famiglie d’origine ed i tanti sacerdoti ed amici che abbiamo incontrato sul nostro cammino. La fiamma iniziale che ci ha fatto riconoscere il primo giorno, negli anni ha lasciato il posto ad un amore profondo, rassicurante ed avvolgente non per merito nostro, ma perché è così che Dio ha voluto. Grazie Signore!

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FAMIGLIA MERCURI, dalla Calabria

Esperienza di morte e resurrezione

Bartolo: Il 22 settembre ‘89 andai a Milano alla Fiera del Mobile per lavoro. Al ritorno, incontrai sul treno un ragazzo. Una volta arrivati, prendemmo insieme un taxi. Durante il percorso ci fermò la Finanza e trovò un fucile nel borsone del ragazzo; ci arrestarono insieme al tassista. Mi trovai in carcere innocente.  Mentre, disperato, domandavo a Dio cosa avevo fatto di male per ritrovarmi in quell’inferno, rivedevo tutta la mia vita, quando bestemmiavo, quando tornavo tardi lasciando sola Giuseppina, a la lasciavo nemmeno andare a Messa. Fu così, che in quella cella buia, Dio volle donarmi la sua luce e mi fece capire che Egli non mi aveva mai abbandonato.

Giuseppina: Quando andai a trovare Bartolo, con mia grande sorpresa egli mi chiese perdono di ciò che mi aveva fatto e mi chiese di portargli la Bibbia che incominciò a leggere nonostante la derisione dei compagni.

Dopo due lunghi anni, fu riconosciuta la sua innocenza ed egli uscì, con la speranza di ricominciare da capo. Ma non era finita: un giorno si allagò il nostro magazzino di mobili: quasi tutto andò perduto. Bartolo, quel giorno, rimase per ore seduto per terra a guardare quel disastro, senza parlare.

Don Gaudioso: Mentre tutto sembrava andare a rotoli, in quei momenti così bui, ho sentito la chiamata del Signore e sono entrato in seminario.

Bartolo: In quelle ore disperate mi affidai fiducioso alla Mamma Celeste, promettendole che mi sarei preso cura di ogni bisognoso che avrei incontrato, se solo mi avesse concesso la forza di ricominciare. Raccolsi e aggiustai quel poco che era rimasto e poco a poco il lavoro riprese.

Giuseppina: Oggi, insieme portiamo avanti una casa d’accoglienza a Rosarno per gli extracomunitari. Servire Dio nel prossimo, spesso sconosciuto, riempie il nostro cuore di gioia e più diamo e più tutto si moltiplica, come i pani e i pesci del miracolo di Gesù. Con il parroco di Polistena stiamo aprendo un’altra casa per distribuire cibo ai poveri tutte le sere. Nel frattempo Bartolo è diventato accolito e il 28 aprile , Gaudioso, il nostro secondo figlio, è stato ordinato sacerdote.

Don Gaudioso: Per tutto questi ringraziamo Dio!


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